Agnelli inibito per un anno. E c’è chi saluta una condanna come se fosse una vittoria

admin 26 settembre 2017 4 1.188 views
Agnelli inibito per un anno. E c’è chi saluta una condanna come se fosse una vittoria

Nonostante la richiesta di due anni e mezzo di inibizione e due partite a porte chiuse più una senza curva da parte del procuratore federale Giuseppe Pecoraro, alla fine Andrea Agnelli, presidente della Juventus, se l’è cavata con un anno di inibizione e un’ammenda personale da 20.000 euro, più un’ulteriore ammenda da 300 mila euro per il club bianconero. Il tribunale federale si è così espresso nell’ambito del processo sportivo per i legami tra la dirigenza bianconera e il mondo degli ultrà. Insomma, la sentenza di primo grado smentisce il legame tra Agnelli e la ‘Ndrangheta, ma per quanto alleggerita rispetto alle richieste della procura conferma l’impianto accusatorio. Il numero uno della Juventus, pur non intrattenendo consapevolmente rapporti con la mafia, con il suo comportamento ha comunque agevolato e, in qualche modo avallato, o comunque non impedito le perduranti e non episodiche condotte illecite dei suoi collaboratori al dichiarato dine di mantenere i rapporti con la tifoseria, per evitare sanzioni contro la società. Il tutto, per un significativo periodo di 5 anni. Ergo, Agnelli è comunque colpevole e un anni di inibizione lo conferma. Per questo non hanno molto senso i festeggiamenti da parte dei media di partito, che interpretano la notizia come una sorta di assoluzione del diretto interessato e come il crollo dell’impianto accusatorio di Pecoraro, che si sarebbe semplicemente accanito contro colui che rappresenta la Juventus e, come accaduto spesso nell’ultimo decennio, avrebbe voluto solo minare la serenità del club più importante d’Italia, neanche fosse una vittima di invidia. Sbagliato, la condanna c’è e con essa la responsabilità certificata di chi ha stretto accordi con il tifo in modo illecito. E questa va semplicemente a rimpolpare la già lunga lista di sentenze contro la Juventus, su cui c’è poco da controbattere nonostante i tentativi di revisionismo più o meno grotteschi. Non è una bolla di sapone, come l’ha descritta oggi Tuttosport: c’è una sentenza di colpevolezza, e ancora una volta è una picconata all’immagine della Juve e del calcio italiano in generale, di cui a Torino si vantano di esserne unici rappresentanti in Europa. Senza che nessuno voglia essere rappresentato da un club pluricondannato e che non ha il rispetto da parte di nessuno. Incassino pure quest’ennesima sconfitta in tribunale, tanto con il loro curriculum ormai neanche fa più differenza. In chiusura: tutto il popolo gobbo, compresi giornalisti conniventi, hanno cercato in tutti i modi di delegittimare prima la procura antimafia, poi Pecoraro stesso, definendolo non degno di credibilità e volutamente anti-juventino. Eppure quando Palazzi all’epoca fece uscire quella relazione non richiesta e senza valore giuridico contro l’Inter, era oro colato. La loro confusione mentale è come la loro credibilità: pari a zero.


  • andrea1952

    Mi scuso per la ripetizione, ma avevo già postato un post sull’argomento che credo possa essere adatto riguardo al magnifico articolo del sito. Pregherei anche gli amici a leggere il link allegato molto preoccupante se vero. Andrea Agnelli condannato ad un anno di squalifica, si è dichiarato contento perché nella condanna non vi è nominato il rapporto con la ‘ndrangheta. Lo credo che è contento. Io, non Agnelli, so di aver rubato e contemporaneamente anche di averlo fatto con un mafioso, vengo scoperto, però non viene riconosciuto il mafioso con cui ho compiuto il reato per il quale sarei andato nel penale, certo che sarei contento di cavarmela in pratica con una contravvenzione di divieto di sosta. A parte il fatto che i contatti fra ‘ndrangheta e l’ovino li deve appurare e giudicare, se vi sono stati, la magistratura italiana e non il tribunale sportivo e di questo credo che le indagini siano ancora in corso. Cioè a mio avviso l’ovino si accontenta della condanna avuta perché sa che quello che ha commesso è un reato ben più grave, quindi meglio accettare il meno ed evitare il peggio. Sulle TV è già partito il “rosario”, lo facevano tutte le squadre, su Top Calcio 24 addirittura elencando le malefatte rubentine fra cui il doping farmacologico hanno asserito che anche tale doping lo facevano tutti. Hanno fatto vedere piccolissimo una classifica di un giornale portoghese dei club più corrotti e corruttori d’Europa e la rube risultava ai primi posti ed i presenti si sono scandalizzati del fatto che l’Inter non compariva, ed a chi faceva notare che l’Inter non aveva avuti processi ribadivano, i rubentini, che i nerazzurri erano stati prescritti, dimenticando che pure la rube per doping farmacologico fu prescritta, ma con tutto ciò compare comunque nella classifica. Amici come gli brucia l’orifizio anale agli ovinanti di essere sempre al centro del malaffare sportivo e non, e come i democristiani al tempo di “mani pulite” quando presi con le mani nella marmellata non sapevano che dire: “lo facevano tutti” ma intanto a San Vittore c’andavano loro ed i colleghi BBilanisti, oops, volevo dire, craxiani. dimenticavo riguardo ad i rapporti rube ‘ndrangheta, ricordate il capo dei Drughi Raffaello Bucci “suicidato” il giorno dopo essere stato ascoltato dalla magistratura? Era un “agente” infiltrato dalla Digos per indagar i rapporti mafia club calcistici, come leggiamo da un articolo di Repubblica di cui allego link http://torino.repubblica.it… Guarda caso il giorno dopo la sua deposizione decise di diventare Icaro, ma senza ali. Questo i rubentini come lo spiegano? Certamente un caso, non potendo dire: “lo facevano tutti”. Forse un altro caso Pinelli?

  • andrea1952

    quando uno si aspetta una bastonata, perché sa che è meritata ed invece gli arriva solo uno scappellotto, lo credo che faccia festa! Loro conoscono perfettamente il letame in cui vivono ed intrallazzano e sanno che se venisse scoperto o preso in esame non avrebbero scampo. Allora meglio accettare una condanna lieve, anche se significativa, purché non vadano a rimestare troppo nella fossa biologica chiamata
    Juventus

  • maigobbo

    Penso sinceramente di essere, pur essendo indiscutibilmente tifosissimo interista, in genere obbiettivo e se c’è da criticare i nostri lo faccio senza problemi; però devo confessare che quando vedo un qualsiasi appartenente all’ onorata famiglia, perdo qualsiasi barlume di equlibrio tanto è il disgusto che provo, non tanto e non solo, per quel faccia da pirla che c’è in foto, ma per tutto ciò che di marcio, vile e corrotto ha rappresentato per il nostro paese cominciando dalle forniture scadenti al regio esercito nella seconda guerra mondiali che hanno causato migliaia di morti fra quei poveri disgraziati di soldati, per continuare con i continui ricatti ai vari governi portati avanti dall’avvocato dalle narici imbiancate e proseguendo con lo spostamento in un paese estero della sede per non pagar le tasse! Che a questo figuro vengano riconosciuti o meno i rapporti con la malavita organizzata a me interessa poco: tanto so bene che razza di personaggi siano e so anche che, come tutti gli altri appartenenti all’onorata famiglia, è intoccato ed intoccabile.

    • andrea1952

      ma ti sembra logico, credibile e non insultante per l’intelligenza umana far passare il ragionamento che Andrea Agnelli non sapesse chi incontrava lui o chi per lui, gli emissari degli ultras che erano pure degli ‘ndranghetisti? Un Agnelli che si incontra con degli sconosciuti? In Fiat, nella loro Fiat, tempo fa schedarono tutti i dipendenti dei quali sapevano pure quante volte andavano in bagno, fregandosene bellamente di commettere un reato, che poi, guarda caso andò in prescrizione. Nelle loro fabbriche i dipendenti fuggono se vedono un giornalista ai cancelli per fare delle domande sul clima all’interno degli stabilimenti. Se sanno, come sanno, che sei iscritto alla CGIL o COBAS, sei tenuto sotto sorveglianza stile KGB. Mentre Andrea Agnelli incontra uomini della ‘ndrangheta e nessuno li conosce, nessuno sa niente. Di più, il capo degli Ultras “Drughi”, nonché infiltrato della Digos, proprio a riguardo delle indagini su calcio/mafia, viene trovato morto gettato da un cavalcavia, dopo aver deposto in procura e subito viene definito suicidio, senza un minimo di indagine, senza scavare sule sue frequentazioni, sui rapporti con la rube. Questo non solo da parte degli inquirenti, ma nemmeno dai giornali dai media dai quali viene fornita la notizia con tre parole senza un minimo commento e subito abbuiato. Lo stesso avvenne per il “suicidio” di Edoardo Agnelli etichettato immediatamente come suicidio dallo stesso cavalcavia dell’ultras senza un briciolo d’indagine. Lo stesso dicasi per il mancato suicidio dell’ex rubentino Pessotto gettatosi dalla sede della rube, mai saputo il perché. Qui c’è gente che crede di volare e tutto rientra nella normalità. Ci sono stati due suicidi ed un tentato suicidio e nessuno ha osato aprire un’indagine. Il presidente della Juve incontra consapevolmente o inconsapevolmente fornisce biglietti in nero a personaggi capo cosca della ‘ndrangheta e tutto viene fatto passare per normale come un fatto insignificante. Un funzionario altissimo Juve, Moggi, viene condannato per associazione a delinquere fatta per favorire la sua società e dai ns. media viene quasi passato il tutto sotto silenzio, anzi questa società viene quasi descritta come vittima del sistema, quando a capo del “sistema” c’era proprio la Juventus e Moggi al quale si rivolgevano i vari presidenti di calcio per avere favori, vedi Della Valle e la loro Fiorentina