Inter prima in Italia per pali colpiti. Ma oggi il dato non interessa più a nessuno

admin 6 aprile 2018 18 1.850 views
Inter prima in Italia per pali colpiti. Ma oggi il dato non interessa più a nessuno

Adesso viene un po’ da ridere pensando a ciò che si scriveva e diceva a inizio stagione, quando l’Inter era un’autentica corazzata e frequentava il vertice, anche da sola, della classifica. Molti organi di informazione, piuttosto che rendere merito a una squadra che stava andando con merito oltre le aspettative, cercavano il pelo nell’uovo per giustificare tale andamento: un grande Handanovic (avere un portiere bravo è una colpa?), un gioco non all’altezza (invece altrove calcio champagne?), i gol di Icardi (come sopra, avere un attaccante bravo è sbagliato?). Ma il top era la fortuna: i pali colpiti dalle avversarie. Fantastico, fiumi d’inchiostro e chiacchiere nei salotti tv per sottolineare il dato statistico. Oggi, a mesi di distanza, l’Inter non è più lassù ma è in lizza per l’obiettivo Champions. Nel frattempo, Handanovic e Icardi hanno avuto i loro problemi, la qualità del gioco ha mostrato alti e bassi ma, in particolar modo, è l’Inter che ha iniziato a colpire pali in quantità industriale, ribaltando la famosa variante della fortuna sulla quale Spalletti rideva su. Oggi la squadra nerazzurra è prima in Italia per legni colpiti, ben 19. Però questo aspetto evidentemente non interessa più, visto che non se ne parla neanche di striscio e improvvisamente il coefficiente fortuna ha perso ogni importanza. Strano, perché mesi fa era una delle chiavi che spingevano l’Inter in alto mentre oggi non conta nel calo avuto dai nerazzurri. Giornalai al soldo dei padroni. Poco altro da aggiungere.

  • Pasquale Scaramozzino

    I giornali ed i media sono schierati con le altre squadre, ma ciò dipende anche dal carattere liberal dell’inter e dei suoi tifosi.

    • andrea1952

      Se fosse così dovrebbe essere il contrario, se non lo è i motivi sono due, il principale è che le testate sportive sono in gran parte di proprietà di personaggi riconducibili agli Agnelli o direttamente o attraverso prestanome come Gazzetta, Corriere (prestanome). Senza considerare la Stampa e Tuttosport il cui proprietario è anche editore del Corriere dello sport. Per quello che riguarda le TV, Mediaset è come noto di Berlusconi il quale, tempo fa fece un accordo commerciale, e non solo, con la rube, mi riferisco a fatti ante calciopoli, ed infatti ambedue le squadre vi furono coinvolte, quando gli scudetti li vincevano alternativamente la rube ed il BBilan, un anno l’una ed un anno l’altra. Questo vale ovviamente anche per Premium sempre Mediaset. Per Sky nel cui CDA siede John Elkann, non occorre aggiungere altro. Il secondo motivo, ma molto minoritario rispetto al primo, è che la rube avendo maggior tifosi in Italia, possono significare maggior vendite di copie per i giornale ed auditel per le TV. Per quello che riguarda la RAJ il discorso viene da lontano, non per niente il capo redazione sportiva della RAJ (recentemente defunto) fu inquisito nei fatti di calciopoli con l’accusa di aver fatto assumere nella redazione RAJ esclusivamente giornalisti tifosi rube, poi fu assolto dato che il fatto non può costituire reato, ma il discorso dal lato sportivo e non giuridico è pienamente valido tutt’ora. Quindi l’Inter non avendo nessuna influenza simile nei media italiani cosa può fare se non il liberal?

  • andrea1952

    L’articolista dimentica anche un’altra frase ripetuta più volte quando le puttane sputavano bile per l’Inter in testa alla classifica, e cioè: “l’Inter è in testa alla classifica grazie al VAR”. Quel VAR che nel derby ci ha tolto due punti, per mezzo scarpino, credo episodio unico nella storia del recente VAR. In compenso i rubentini ed il loro codazzo di puttane, si scagliavano contro la tecnologia, temendo che questa togliesse quel potere, tanto da loro amato, agli arbitri, potere di cui la baldracca di Torino si è da sempre avvantaggiata. Ora che sono riusciti pure ad “addomesticare” il VAR e relativi varisti, le puttane parlanti e scriventi tacciono, anzi sono passati all’altra sponda, visto che diversi punticini sono arrivati verso i bianconeri quando questa ha avuto la solita crisetta.

  • andrea1952

    amici leggete cosa ha risposto Pep Guardiola a Rajola che, in una conferenza l’aveva attaccato definendolo si un buon allenatore ma un cane come uomo ed una cattiva persona: “Devo rispondergli, ok – ha esordito Guardiola incalzato dai cronisti -. Sono d’accordo con lui, finalmente la gente scopre il mio segreto, sono una cattiva persona, sono un codardo. Ma se sono una cattiva persona, come mai due mesi fa mi ha offerto Pogba e Mkhitaryan? Perché mi ha chiesto di portarli al City? Lui non dovrebbe portare i suoi giocatori verso una cattiva persona come me, dovrebbe proteggerli. E comunque il paragone con un cane è una brutta cosa, non si fa. Deve avere rispetto per i cani!”.Non ha aggiunto Pep, essendo un signore a differenza del pizzaiolo, che, rispettando i cani, Rajola avrebbe così rispetto di se stesso. Speriamo che lo tengano lontano dalla “Pinetina” come sembra sia avvenuto negli ultimi tempi. Se i nerazzurri volessero fare una “pizzata” gli conviene telefonare a “Speedi pizza”

  • maigobbo

    appunto: poco altro da aggiungere

  • andrea1952

    avete letto le dichiarazioni di Ceccarini riguardo al famoso fallo di juliano su Ronaldo nel 1998? Ha affermato di aver sbagliato a non aver assegnato il fallo a favore della rube. Certo brucia anche dopo anni essere un delinquente, si cerca di rimuoverlo, ma l’essere stato un venduto, un corrotto riaffiora sempre ed allora si cerca di scrollarselo di dosso cercando di ribaltare la realtà che non si può ammettere, perché le scelte per Ceccarini sono due o ammettere di essere un venduto, comprato dalla cupola di Torino, o di essere un povero incapace mentecatto per il quale la parola arbitro assume un significato sconosciuto. Io propendo per la prima ipotesi. Bella la replica del buon Simoni che le definisce parole di Ceccarini, comiche, che non ha il buon senso di finirla. Concordo con Simoni salvo il finale del suo discorso, non è che non ha il buon senso di finirla, ma non ha proprio il buon senso. Da me in Toscana c’è un detto che recita: “le parole le porta via il vento, le biciclette i livornesi” ecco Ceccarini da buon Livornese non si è limitato a rubare le biciclette, ma un titolo all’Inter, per lui l’unico modo, dato il suo scarso acume calcistico e non solo, per far carriera

  • andrea1952

    Problema o no per l’Inter? mi riferisco alla questione Cancelo, per quello che sappiamo per riscattarlo occorre fare un’offerta entro maggio, mi sembra. A quanto pare lo scambio con Kondogbia sembra non bastare. Ora dato che Cancelo sembra un cardine di questa Inter che fare? Ballano 10 milioni nello scambio, Suning senior sembra non contattabile, per il FFP il bilancio deve essere a zero al prossimo controllo e su Cancelo sembra esserci la rube. Soltanto per questo ultimo fatto Cancelo andrebbe riscattato subito, ma invece sembra tutto tacere dalla proprietà, un silenzio molto pericoloso, anche con le dimissioni di Sabatini. Poi Rafigna, come la mettiamo? Pagando i due riscatti senza un investimento o sponsor, il bilancio potrà chiudere a zero? l’unica speranza sono le cessioni di Nagatomo e Dalbert, mah, ci vorrebbe la sfera di cristallo

  • leggo.solo.tuttosport

    GIACOMELLI E LA S.P.A.L., OVVERO: COLPIRNE UNO PER EDUCARNE CENTO

    18 novembre 2012: si gioca Inter-Cagliari, una settimana dopo la storica vittoria nerazzurra allo Juventus Stadium, sino allora inespugnabile, con la squadra di Stramaccioni lanciata all’inseguimento dei bianconeri.
    Sul filo di lana, il rampante arbitro Giacomelli non concede all’Inter un rigore solare
    per un plateale fallo su Ranocchia.
    Subito dopo, al fischio finale, la giacchetta triestina, con indicibile supponenza che mal dissimulava la nostalgia per “Calciopoli”, così rispondeva alle veementi proteste nerazzurre: “Voi dell’Inter non potete lamentarvi”.
    Negli anni successivi il “soldatino” Giacomelli scala rapidamente le gerarchie arbitrali, sempre ossequiente ai bisogni di JuveMilan.
    17 marzo 2018: la S.P.A.L. non si scansa al cospetto della Juventus, dando una lezione di etica sportiva, e di etica “tout court”, ai vari Udinese, Atalanta, Sassuolo, Chievo, etc. ed ai loro allenatori, presidenti, portieri e difensori.
    Mister Semplici e i suoi prodi non si rendono subito conto di essersi macchiati del delitto di lesa maestà, sottolineato dai (pochi) complimenti a denti stretti ricevuti dai “media” e dai commenti imbarazzati (ed imbarazzanti per la libertà dell’informazione) dei radiocronisti e conduttori “istituzionali” di RaiSport e
    Sabato Sport, tutti tesi ad assolvere dal reato di “scansamento” gli stessi Udinese, Atalanta, Sassuolo, Chievo, etc., prima che a commentare la partita.
    Semplici e i suoi, soprattutto, non considerano il “cattivo esempio”, per di più premiato con un prezioso pareggio, fornito pericolosamente alle medie e piccole squadre solite scansarsi alla vista delle maglie bianconere.
    Lo SGARRO non può dunque restare impunito.
    Alla ripresa del Campionato si gioca Genoa-S.P.A.L.: arbitra il fido Giacomelli in veste di giustiziere, che non perde tempo ed appena possibile assegna un rigore “generoso” ai padroni di casa, improvvidamente fallito “in house” dall’ex milanista Lapadula.
    Giacomelli non si perde d’animo e, poco dopo, ricorrendo di sua iniziativa al VAR
    fra lo stupore degli stessi genoani, si inventa un secondo rigore – poi trasformato – con annessa espulsione, per un inesistente contatto fra lo stesso Lapadula ed il portiere spallino, su cui anche un cieco avrebbe disposto la rimessa dal fondo.
    Nella ripresa i ferraresi si riorganizzano e, pur in dieci, colgono un meritatissimo pareggio.
    Il giustiziere si è rivelato da strapazzo, ma l’avvertimento è partito, FORTE E CHIARO.

    • maigobbo

      Se, come temo, la spal dovesse retrocedere, avranno vinto loro: dopo 40 anni in tinte nerazzurre, condite da tante, tantissime partite allo stadio, nel mio meraviglioso San Siro (non me ne voglia Meazza, per me rimarrà sempre San Siro) e anche in trasferta con i miei impagabili amici di sempre, non guarderò più il calcio italiano (anzi itagliano). Hanno vinto loro: mi hanno tolto ogni illusione, ogni parvenza di legalità, ogni possibilità di sognare che possa vincere il migliore. D’altra parte, quando c’è di mezzo una famiglia, l’onorata famiglia, che ha saccheggiato l’italia a suo piacimento, la legalità diventa un lusso, anzi, un peso non compatibile col motto “l’importante è vincere”. Non c’è l’ho neanche con la rube giacchè se, per assurdo, quelli la’ diventassero padroni dell’inter, diventeremmo noi, improvvisamente, stranamente, inopinatamente, quelli a cui gli arbitrucoli si inchinerebbero, belanti e deferenti. Anche se il tifoso di quegli immondi strabuzzerà gli occhi perchè, ricordiamolo, “l’importante è vincere”, io di fronte a questa pur assurda eventualità,diventerei il più antiinterista e penso anche molti di noi farebbero lo stesso perchè per noi è si importante vincere…ma non è l’unica cosa che conta!

  • andrea1952

    La rube è tornata in Italia e si è visto, due rigori uno dato dopo VAR. Sapete quel VAR che ora che è stato “ammaestrato” è diventato buono. il secondo su Higuain, il quale dopo un corso accelerato di tuffi, con in cattedra rotolone Dybala, è riuscito anche lui in un tuffo alla rotolone, meno aggraziato del connazionale, più maldestro, con evidente accentuazione con tanto di braccia alzate e gambe ambedue sollevate, ma si sa per gli arbitri italiani basta un accenno, un solo pensiero di commettere fallo su di un rubentino ed il rigore arriva è d’obbligo, se vuoi far carriera. Così il funambolo del rotolamento, concorrente del marchio Regina, ha potuto segnare due rigori ed un goal su tiro. ma soprattutto l’arbitro ha potuto togliere le castagne dal fuoco alla rube dopo che il Real/Benevento aveva per ben due volte raggiunto il pari, loro non con due rigori, ma su azione. Poi si meravigliano se appena varcate le alpi fanno figure da peracottai!
    In Italia grazie ai loro imbrogli, agli arbitri compiacenti, alle squadre nate a Scansano ecc. il campionato non gli serve neppure come allenamento, bastano gli arbitri, gli accordi sotto banco fra presidenti, per farli vincere, poi vanno all’estero, gli arbitri fanno gli arbitri, le squadre non si scansano, ed addirittura il monociglio e la marmotta durante la gara con il Tottenham, sono dovuti partire in coppia e nell’intervallo andare dall’arbitro a “conversazione” contro ogni regola adducendo come scusante candidamente: “in Italia lo facciamo sempre!” Si In Italia infatti vincono. In RAJ nonostante ci siano telecamere da ogni angolatura per camuffare la ladrata, sul rigore su Higuain, si sono limitati ad una inquadratura da lontano, senza un rallenty, o un controcampo che avrebbe evidenziato la simulazione/accentuazione dell’argentino, poi dicono che la legge Merlin ha chiuso i casini, no, uno è rimasto lo chiamano RAJ ed è pieno di puttane, per tutti i gusti e per ogni borsa, basta che sia bianconera

  • andrea1952

    Morto Scardina ex capo redazione sportiva Rai. Che Dio l’abbia in gloria, coinvolto in Calciopoli ed assolto in primo grado. Vi fu implicato con l’accusa di aver favorito in Rai alcuni giornalisti vicini o tifosi rube. Lo credo che fu assolto, che colpa è questa, questa in Rai è la norma, non ha commesso nessun reato, nessun abuso, come poteva essere condannato? La rai è sempre stata RAJ anche quando al posto della “J” come logo aveva la zebra, quindi il poveretto come poteva sottrarsi alla regola? Anche se non avesse voluto, doveva rispettare gli usi, i superiori, le consuetudini, la casa reale. Hanno fatto benissimo ad assolverlo

  • andrea1952

    la legge non scritta del calcio, se sbagli tante occasioni la partita la perdi. Infatti, Sirigu para anche i sassi, anche oggi 2 pali colpiti e l’Inter ha perso, così da ritrovarsi terza a essere quasi sicuramente quinta. Una cosa è certa a l’Inter manca una punta con i piedi buoni oltre ad Icardi, questo anche se Icardi storce il naso volendo restare il solo gallo nel pollaio, non lo è Candreva, Perisic a corrente alterna, oggi corresponsabile assieme a Skriniar nel goal del Toro. Brosovic ammonito salterà l’Atalanta la strada per i quarto posto sta ritornando in salita

  • andrea1952

    L’Inter perde ogni occasione per mettere le mani sulla qualificazione CL, quando ha avuto sfortuna come oggi, quando giocava a rallentatore, quando gli arbitri, l’Inter fa sempre incazzare. Ma quello che mi fa più incazzare è che quando perdono i nerazzurri immeritatamente come oggi danno sempre il fianco alle critiche delle puttane del monitor, non importa dei due pali colpiti, delle parate di Sirigu e del goal prese in contropiede pur l’Inter giocando in trasferta. Intanto la realtà è che l’Inter è quinta quindi fuori dalla qualificazione dalla CL. Certo se a l’>Inter avessero dato i rigori che hanno dato ieri alla rube sarebbe stata un’altra storia, ma l’Inter non è ladra come la rube

  • andrea1952

    rivista la gara dell’Inter che purtroppo mi ero persa in parte. Ma all’Inter hanno annullato un goal valido! Intorno al 20 del primo tempo fallo su Borja la palla resta sul posto ferma, Brosovic tira ed insacca ma l’arbitro Tagliavento annulla, perché? La palla era ferma, nessuno aveva chiesto la barriera,, Brosovic non era obbligato ad aspettare il fischio dell’arbitro per la ripresa del gioco. Ma l’arbitro il regolamento del calcio lo conosce? Insomma nessuno protesta, i nerazzurri sono tanto abituati ad essere svantaggiati che nemmeno più s’incazzano. Ma ancora una volta all’Inter sono stati tolti dei punti dall’arbitro il solito Tagliavento forse il suo cognome deriva dall’abitudine di emettere peti a raffica da li tagli-vento. Come da copione i soliti esperti del calcio, mezzobusti, aopricosce, quote rose, dei media si sono guardati bene dal rimarcarlo, che ci sanno a fare, scaldano la sedie alcuni, ed i letti le atre

  • Arturo

    Per aggiornare la classifica, contro il Torino altri due legni colpiti. Meritavamo di vincere nemmeno di pareggiare anche se abbiamo giocato in dieci perché quello di trequartista non è il ruolo di Borja Valero e già si era capito dalle precedenti partite. Finalmente è stato trovato il ruolo adatto a Brozovic ed stato sbagliato quello di Borja Valero. Si può giocare senza trequartista se Rafinha non è disponibile. Lo stesso Rafinha può essere schierato anche in un altro ruolo. Nella prossima partita l’Atalanta giocherà nello stesso modo del Torino. A mio avviso non bisogna fissarsi solo con uno schema di gioco. Stefano Vecchi al torneo di Viareggio ha adattato il modulo in base ai giocatori che aveva a disposizione e ha vinto il torneo.

  • andrea1952

    amici neri (per ieri) ed azzurri (per le speranze) guardate le immagini del goal REGOLARE!!! annullato dall’arbitro Tagliavento a l’Inter. Ma soprattutto ascoltate o leggete i commenti di Mauro (Sky) non usciti dalla bocca ma dal c°°°o per contrastare quelle di Bergomi che giustamente sottolineava il danno avuto dall’Inter. Maggiore di quello nell’episodio di killerini ed il suo passaggio a Buffon che per errore aveva lanciato Icardi solo e fermato dall’arbitro. Lì il goal andava fatto, qui il goal c’era stato. Primo nessuna regola del calcio impone di aspettare prima di calciare una punizione, (la palla era ferma sul punto esatto del fallo) se l’avversario non chiede la barriera, tanto è vero che sempre un giocatore si pone davanti al pallone per evitare tiri improvvisi. Secondo, ancora più grave, l’arbitro ha fischiato un fallo a favore dei nerazzurri, e la regola del vantaggio? La palla era stata presa, calciata da Brosovic, che se non sbaglio è un giocatore Inter. Il comportamento corretto dell’arbitro doveva essere: guardare se la palla restava in possesso dell’Inter come avvenuto, se invece la perdevano, fermare l’azione e fischiare la punizione. Un goal buonissimo annullato da un errore arbitrale. Poi c’era sempre la VAR anche se l’azione era talmente evidente che la consultazione era superflua. Nessuno nerazzurro ha protestato o fatto notare niente all’arbitro, proprio dei bamboccioni!
    allego link con immagini eloquenti http://www.fcinter1908.it/video/gol-brozovic-in-torino-inter-bergomi-e-regolare-mauro-si-supera-gesto-antisportivo/

  • andrea1952

    come avrete letto dal link allegato, demenziale il commento di Rizzoli sempre a Sky: “il tiro è abbastanza contestuale al fischio se Tagliavento avesse visto Brosovic avrebbe lasciato correre per il vantaggio ma tirare un secondo dopo il fischio, con il giocatore a terra…non sono le condizioni per riprendere il gioco. IN CAMPO NESSUNO HA PERCEPITO UN DANNO” Fischio contestuale al tiro, ok, se Tagliavento avesse visto Brosovic? Ma se era a 5 metri! e poi ha visto il fallo non poteva non vedere Brosovic che stava tirando. Tirare con un giocatore a terra? Anzitutto era un giocatore dell’Inter, compagno di Brosovic, poi quante volte con un giocatore a terra l’azione è proseguita? Sarebbe stato sleale se si fosse trattato di un avversario, non mettere a lato la palla, ma Brosovic mi pare che giochi assieme a Borja Valero, il giocatore a terra, o sbaglio? Poi la ciliegina finale, in campo nessuno a percepito un danno. Allora se 4/5 giocatori dell’Inter avessero assaltato Tagliavento, stile rube, secondo Rizzoli, Tagliavento avrebbe concesso la rete. Secondo Rizzoli in campo non si applica il regolamento del calcio, ma quello di chi protesta. Sarebbe, secondo il ragionamento di Rizzoli, come se io, con l’auto, investo una persona, non mi fermo, ma siccome l’investito non si reca dalla Polizia ne sporge denuncia, tutto finisce come se niente fosse accaduto ed il reato di mancato soccorso e dell’investimento non è avvenuto. Ha un bel senso della giustizia il sig. Rizzoli! All’anima! E faceva pure l’arbitro. Il regolamento del calcio recita che il gioco, per una punizione, viene considerato ripreso nell’istante in cui l’arbitro ha fischiato per assegnare la punizione, quindi la palla, se non è in movimento, se si trova sul punto in cui è stato commesso il fallo, è da considerarsi giocabile. Non è la prima volta che un calciatore calcia la palla “a sorpresa” immediatamente dopo il fischio che ha assegnato il fallo. Oppure, fermano la palla ed immediatamente la calciano. Nel caso specifico, se i giocatori del Toro si sono fermati hanno sbagliato a fermarsi, come ha sbagliato Tagliavento a fischiare immediatamente ed ad annullare il goal

  • leggo.solo.tuttosport

    DA ANGELILLO A ICARDI
    DA ILYA LOPEZ A WANDA NARA

    Senza scomodare la Legge di Murphy, le analisi sull’inopinata sconfitta di Torino non rispondono ai due principali interrogativi tecnico-tattici che stanno condizionando pesantemente la gestione Spalletti, dopo quelle di Mancini e Pioli:
    1) Perchè la manovra offensiva dell’Inter, relativamente fluida sino al limite dell’area avversaria, a quel punto diviene involuta e sterile, portando di fatto al tiro i soli Icardi, Perisic e Candreva (i due esterni, per giunta, spesso da posizione defilata);
    2) Perchè gli avversari, soprattutto le piccole e le medie, come da ultimo il Torino, vanno in gol alla prima (o seconda) occasione in cui rompono il vano predominio territoriale nerazzurro.
    A tali quesiti se ne aggiunge necessariamente un terzo: perchè mai, a fronte dell’elevato score personale, altrettanto elevato è il numero delle gare ove Icardi non segna ed è fra i peggiori in campo, pure al cospetto di difese non irresistibili?

    E’ ormai di tutta evidenza che l’argentino – oltre a chiari limiti di tecnica individuale purtroppo irrisolti – esegue poco e male due movimenti oggi fondamentali per il successo della manovra offensiva: a) in orizzontale, l’allargamento verso le fasce laterali, affinchè i due esterni convergano al centro e sfruttino al meglio le loro eccellenti doti balistiche; b) in verticale, l’uscita dall’area di rigore per risucchiare i difensori centrali e favorire le incursioni dei centrocampisti.
    La carenza o assenza di tali movimenti riduce drasticamente il numero dei giocatori che vanno al tiro e, così, quello delle potenziali occasioni da rete, rendendo prevedibile la manovra offensiva.
    La frustrante immagine che si para alla vista dei continui sterili attacchi nerazzurri
    è quella del cosiddetto “pullman davanti alla porta”: un abnorme assembramento a centro area davanti al portiere, con lo statico Icardi circondato da un nugolo di difensori, a cui si aggiunge puntualmente un paio di centrocampisti in ripiegamento, favorito dalla fisica impossibilità dei nostri di entrare in area e andare alla conclusione.
    Dopo una trentina di minuti di infruttuoso controllo del gioco, in cui comunque l’Inter si è mantenuta sufficientemente corta senza concedere occasioni da gol all’avversario, ecco che il centrocampo tende ad avanzare il baricentro per supportare maggiormente la manovra offensiva.
    La squadra invece si allunga pericolosamente e la difesa si trova più esposta alle veloci ripartenze degli avversari, che non aspettano altro e colpiscono alla prima occasione.
    Torino “docet”, ma si potrebbero fare innumerevoli esempi da quando Icardi è l’unico terminale offensivo.

    Senza tirare in ballo i vari Ronaldo, Vieri, Adriano, Ibra, Crespo, Eto’o e Milito, per procurarsi e concretizzare le necessarie occasioni da gol basterebbe avere al centro dell’attacco un uomo di manovra come Cruz, abilissimo nello svariare su tutto il fronte e nell’uscire dall’area, oltre che dotato di grande tecnica individuale e di un tiro chirurgico.
    Nè vale obiettare: “Ma allora chi segna i (finora) 24 gol dell’argentino?” (così come quelli delle stagioni passate), giacchè con un centravanti di diverse caratteristiche parteciperebbero al bottino anche i non pochi giocatori a cui l’attuale sviluppo della manovra offensiva permette di andare al tiro poco e male (Candreva ancora a secco e tutti i centrocampisti).
    In ogni caso, il valore di un attaccante non è espresso dal numero delle reti segnate, ma dalla sua capacità di risolvere le gare tatticamente complicate (come Torino-Inter) e dall’apporto fornito, con le reti segnate, ai trofei conquistati dalla squadra, che con Icardi è sinora pari a zero.

    La Grande Inter nacque con la cessione, imposta da Helenio Herrera contro tutto
    e tutti, di un altro centravanti argentino, Antonio Valentin Angelillo, considerato uno dei più grandi attaccanti del mondo, ma ritenuto non funzionale all’idea di gioco del Mago, prova ne sia che le valanghe di gol da lui segnati non erano valsi all’Inter alcun trofeo.
    Herrera, per di più, diffidava irrimediabilmente della compagna di Angelillo, una soubrette bresciana dal nome d’arte argentino (Ilya Lopez), che secondo il Mago esercitava sul bomber una nefasta influenza (a quel tempo non esistevano i procuratori).